Verdi allo Spirito Santo
Cenni storici

Le più importanti opere di beneficenza furono fondate in Napoli nei secoli XVI e XVII; cioè quando, entro e accanto alle mura della città, si venne addensando una sempre più fitta popolazione. Dallo slancio caritativo di anime buone e dalle esigenze assistenziali, che si facevano sempre più pressanti, ebbero vita diversi tipi di associazioni. Le Confraternite, le Cappelle delle Arti ed i Monti di famiglia, erette per l’esercizio di opere di pietà e di carità, avevano anche fini di mutua assistenza fra particolari uppi, categorie o ceti. Nell’anno 1552 alcuni pii cittadini, infervorati dalla parola del francescano P. Bonaventura da Marigliano, decisero di riunirsi nella chiesa dei SS. Apostoli « per eseguire insieme alcune speciali devozioni ed opere di pietà, in vantaggio dell’anima loro ed in onore e servizio dell’Altissimo Spirito Santo ». L’associazione, nel gennaio del 1555, su indicazione dell’Arcivescovo di Napoli Cardinale Giampiero Carrafa (divenuto Papa Paolo IV), elesse direttore spirituale il teologo P. Ambrogio Salvio, Visitatore generale dell’Ordine dei PP. Predicatori. Sotto la sua guida l’associazione ebbe notevole sviluppo e, nella adunanza del 29 Novembre del 1555, si eresse, in Confraternita e Compagnia, sotto il titolo di « Illuminati dello Spirito Santo». Nominò suo Superiore Marco Antonio Cuccurullo. Il 6 Maggio 1556 si trasferi nella Chiesa di S. Giorgio Maggiore e poi, il 27 Novembre 1557, in quella di S. Domenico e precisamente nella Cappella del Crocefisso. Divenuta intanto di 5.000 Ascritti, decise di edificare una propria Chiesa da intitolare allo Spirito Santo e il 19 Marzo del 1560 prese a censo da Diego Pignatelli, duca di Monteleone, un suolo posto fuori Porta Reale, detto il Paradiso (oggi via S. Anna dei Lombardi), sul quale venne eretta una Cappella « povera di fabbrica, ma ricca di spirito». I Confratelli decisero inoltre di edificare un tempio grandioso e due Conservatori per ricoverarvi in uno le fanciulle pericolanti figlie di donne improbe e nell’altro le figlie e le vedove dei confratelli poveri. Intanto la prima Regola del 1555 venne aggiornata con una più completa e circostanziata fatta accettare con solenne giuramento da ogni singolo confratello nel giorno dell’Assunta del 1562. Venne poi approvata dall’Ordinario Diocesano, in data 30 Novembre 1562, confermata da Papa Pio IV (Giannangelo dei Medici) con « Bolla Super Gregem Dominicam. del 13 Aprile 1563 e resa esecutiva dal Consiglio Collaterale il 9 Marzo 1564. Con la citata Bolla Sua Santità volle elevare la Compagnia al grado di Arciconfraternita, conferendole il primato su tutte le altre già istituite o che potessero essere istituite, concesse indulgenza plenaria, a forma di giubileo, a ciascuno dei confratelli che avesse dotato, o a sue spese mantenuta, una fanciulla nel primo dei suddetti Conservatori o data elemosina per la fabbricazione della Chiesa.
Con la Regola del 1562, l’Arciconfraternita veniva divisa in tre ceti:
a) Dottori. Gentiluomini e Titolati
b) Sacerdoti Mercanti e Cittadini facoltosi:
c) Capi di Arte decente ed approvata.
Il Governo era costituito da un Capo e sei Consultori, in memoria dei sette doni dello Spirito Santo. Iniziata la costruzione della Chiesa e dei due Conservatori, il vicere Parafan de Rivera, duca d’Alcalà, decise di far costruire la nuova via di Rivera e d’Alcalà (via Monteoliveto e S. Anna dei Lombardi) per mettere in diretta comunicazione la via delle Corregge e dell’Incoronata (via Medina), con Porta Reale(via Roma). Conseguentemente la Chiesa e i Conservatori vennero espropriati e demoliti previo paga. mento della somma di ducati 4.239 e tari 4. Col denaro così ricevuto e con altre elargizioni, l’Arciconfraternita, il 23 Aprile 1563, prese a censo dallo stesso Diego Pignatelli e da Orsino Capone, per il canone annuo di ducati 1.040, un vasto comprensorio di case e giardini nel luogo detto « Bianco Mangiare ». Qui vi fu edificato sollecitamente il piccolo Oratorio dell’Arciconfraternita e il 26 Dicembre 1563, con un solennissimo rito, il Cardinale Alfonso Carrafa pose la prima pietra del Tempio dello Spirito Santo, affidandone l’esecuzione agli archietti Pietro di Giovanni e Simone Moccia, nonché a Giannantonio Summonte, celebre istoriografo. Tutti e tre suoi Confratelli. L’Arciconfraternita trasforno poi le case in Conservatorio dove il 6 Febbraio del 1564 cominciò ad ospitare le fanciulle di quartieri malfamati, affidandole alle cure di una rispettabile matrona. Per sopperire al mantenimento ed alla loro educazione, su suggerimento del P. Salvio, l’Arciconfraternita istitui una questua nelle chiese dell’arcivescovado. destinandovi a turno i confratelli. Il 1° giugno 1567 alcuni confratelli, per non sentirsi distratti dalle molteplici opere di pietà e per attendere meglio all’ascetismo, ricevutone il per messo, dettero vita alla Compagnia dei Bianchi dello Spirito Santo. L’Arciconfraternita madre, con delibera del 26 Febbraio 1576 e 12 Settembre 1579 e gli atti per Notar Cristoforo Cerlone del 28 Aprile 1579 e 1° Dicembre 1580. concesse un suolo, censito dal Dott. Roberto Maranta, posto sul lato destro del Tempio, sul quale la Compagnia dei Bianchi, a proprie spese, vi eresse l’Oratorio ove si riuni per la prima volta il 4 Marzo 1582. L’Arciconfraternita madre, dopo la costituzione della Compagnia dei Bianchi, non si chiamò più « degli Illuminati dello Spirito Santo» e assunse il titolo di « Arciconfraternita dello Spirito Santo e della Morte», continuando inalterato l’esercizio delle molteplici opere di carità ingiunte dalla Regola del 1562. Riusci a realizzare l’altro Conservatorio per le figlie e vedove dei confratelli poveri, che ebbe sede dal 23 Aprile 1569 in una casa nel Rione dei Vergini e poi dal 1629 in via Porta Medina, sotto il titolo di « Rosario a Porta Medina». Detto Conservatorio si rese poi autonomo e indipendente dall’Arciconfraternita madre. Allo scopo di godere delle innumerevoli ed eccezionali indulgenze che, per il seppellimento dei morti poveri, erano state concesse alla « Venerabile Arciconfraternita di S. Maria dell’Orazione e Morte eretta in Roma, l’Arciconfraternita dello Spirito Santo il 23 Luglio 1587 si aggregò al Sodalizio romano alla condizione di assumere lo stesso rirolo. Con rescritto del Papa Sisto V del 29 Agosto 1587 ottenne l’autorizzazione a permutare l’antico suo ritolo in quello di « Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orazione e Morte dei Verdi dello Spirito Santo, essendosi aggiumta, a sua istanza, la specificazione «dei Verdi a causa del colore del mozzetto adottato sul sacco bianco. Le mutate condizioni dell’Arciconfraternita resero necessaria la riforma della Regola del 1562 e il 30 Ottobre del 1587 venne approvata quella con la quale furono determinate e stabilite le norme, non solo per il governo dell’Arciconfraternita dei Verdi, ma ancora per le sue relazioni con la S. Casa dello Spirito Santo e con la Compagnia dei Bianchi, più anziana per vestizione. L’Arciconfraternita dei Verdi, in forza della nuo va Regola, in data 13 Novembre 1587, eleggeva il suo primo autonomo governo composto dai confratelli Scipione d’Auria, Tiberio Pignatelli di Monteleone, Tiberio Tagliaferro, Aniello Mascia e Jacopo Russo. Nell’Aprile del 1594 il Sodalizio rifece ed abbelli il suo Oratorio, nonché la intercomunicante Cappel- la della Purificazione, sita nella Chiesa principale. Con atto per Notar Cristoforo Cerlone del 29 Giu- gno 1594 veniva fatto constatare che, tanto l’Ora- torio che la Cappella della Purificazione, erano e rimanevano di esclusiva proprietà dell’Arciconfra- ternita dei Verdi Nel 1562 il numero delle fanciulle ricoverate nel Conservatorio ascendeva a seicento. Per far fronte alle crescenti necessità, grazie anche a generose elargizioni di ricchi confratelli, venne aperto un pubblico Banco di deposito. L’amministrazione del Banco, per espressa determinazione dell’Arcicon- fraternita, venne riunita a quella della S. Casa. Perciò i Maestri della S. Casa presero il nome di Maestri e Governatori della S. Casa e Banco dello Spirito Santo. Nel Settembre del 1701, a causa dei disordini provocati dalla Congiura del Principe della Macchia, i valori custoditi nel Banco furono trasportati in Castel Nuovo. Il 13 Luglio 1702 Re Filippo V stabili che i governatori del Banco dovessero essere di nomina reale. Nel 1703 venne a cessare ogni inge- renza delle due Arciconfraternite nell’elezione nomina del governo dela S. Casa. e L’Arciconfraternita è messa sotto la protezione e tutela della S. Sede (Bolla del 1° Aprile 1564 PP. Pio IV).05 Gode di molti privilegi ed indulgenze. E’ da ricor dare che «< quante volte a qualunque altare della Chiesa dell’Arciconfraternita o a quello della sua Cappella sepolcrale sul Camposanto si celebra la Messa dei Defunti, per l’anima di qualsiasi fedele trapassato, i detti altari sono privilegiati, in guisa che si godrà indulgenza e remissione plenaria « pro Defunctis ad modum suffragii» (Papa Clemente XIII, Breve del 5 Giugno 1765). L’Arciconfraternita è stata retta dalle seguenti Regole: 31 Agosto 15907 Giugno 1693-21 Ago- sto 1701-20 Luglio 1775-19 Novembre 1817 – 4 Dicembre 1887. L’Archidiocesi di Napoli ha emanato un Regolamento Unico per le Confraternite senza però apportare alcuna modifica ai loro antichi statuti.